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ToggleIl reporting di sostenibilità per molte imprese italiane è già un obbligo normativo ai sensi del D.Lgs. 125/2024, che ha recepito la Direttiva CSRD nell’ordinamento nazionale. La domanda più comune rimane: da dove si comincia?
Il quadro normativo italiano: D.Lgs. 125/2024 e CSRD
In Italia, il riferimento normativo centrale è oggi il D.Lgs. 125/2024, che recepisce la Direttiva europea CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive, UE 2022/2464) nell’ordinamento nazionale. Il decreto supera progressivamente il regime della Dichiarazione Non Finanziaria (DNF) introdotto dal D.Lgs. 254/2016, estendendo significativamente la platea dei soggetti obbligati e innalzando il livello di dettaglio richiesto. Gli standard di riferimento sono gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), adottati dalla Commissione europea e direttamente applicabili.
Il calendario di applicazione in Italia prevede tre scaglioni:
| Periodo | Soggetti obbligati | Criteri dimensionali |
| Dal 2024 | Grandi EIP già soggetti a DNF | > 500 dipendenti |
| Dal 2025 | Grandi imprese (2 criteri su 3) | 250 dip. / €50M ricavi / €25M attivo |
| Dal 2026 | PMI quotate su mercati UE regolamentati | Salvo opt-out fino al 2028 |
Le imprese già soggette alla DNF si trovano in una posizione di partenza avvantaggiata: dispongono di processi, strutture e dati preesistenti. Tuttavia, i requisiti CSRD basati sugli ESRS sono sensibilmente più ampi e richiedono un aggiornamento sostanziale degli assetti informativi.
Il punto di partenza: non sei al punto zero
Per molti CDA e team finance, il sustainability reporting appare come un territorio complesso e ad alto assorbimento di risorse. La buona notizia è che la maggior parte delle organizzazioni è già più avanti di quanto pensi: la governance, la gestione dei rischi, la raccolta di alcune metriche — molte aziende fanno già tutto questo, spesso senza averlo etichettato come “sostenibilità”.
Come sottolinea Moore Global nel proprio approfondimento dedicato, il percorso non deve essere sopraffacente se affrontato in modo strutturato e pragmatico. Esistono tre passi fondamentali.
Step 1 Valutazione della situazione attuale
La prima mossa è capire il punto di partenza. Significa mappare i rischi e le opportunità ESG già gestiti nei processi interni, valutare come il CDA considera le tematiche di sostenibilità nelle proprie decisioni, identificare i dati già raccolti e misurare il livello di competenza a livello di management e governance.
Questo esercizio fotografa la maturità attuale e mette in luce i gap da colmare. In molti casi, la sfida non è l’assenza di attività, ma la mancanza di struttura nel modo in cui i dati vengono catturati e gestiti. Per le imprese già soggette alla DNF, questo step può avvalersi delle informazioni già disponibili, verificandone la coerenza con i nuovi requisiti ESRS.
Step 2 Definire il livello di ambizione
Gli standard ESRS richiedono di dichiarare cosa si fa, non di imporre cosa si deve fare. Questo crea un ampio spettro tra la semplice conformità normativa e la best practice. Decidere dove posizionarsi è una discussione strategica di livello CDA: i report di sostenibilità sono documenti pubblici, scrutinati da investitori, clienti, fornitori, dipendenti e — in Italia — da Consob per le società quotate.
L’OIC (Organismo Italiano di Contabilità) sta sviluppando guidance operative per supportare l’applicazione degli ESRS nel contesto italiano. Monitorare questi aggiornamenti è parte integrante della strategia di conformità. Prima si definisce il posizionamento, più efficiente sarà la progettazione dell’intero sistema.
Step 3 I 4 progetti fondamentali
Qualunque sia il livello di ambizione, esistono quattro progetti fondamentali che ogni organizzazione dovrà implementare.
- Analisi della materialità (Material Sustainability Assessment) — Identificare e prioritizzare i temi di sostenibilità rilevanti — rischi, opportunità, impatti — attraverso un processo strutturato che coinvolga tutta l’organizzazione. Gli ESRS prevedono una doppia materialità: sia l’impatto dell’impresa sull’ambiente e sulla società, sia i rischi e le opportunità ESG che influenzano la performance finanziaria.
- Sistemi di raccolta dati e indicatori — Il reporting ESRS richiede sistemi di raccolta dati su workforce, salute e sicurezza, supply chain, governance, emissioni Scope 1-2-3. Iniziare presto consente di verificare la qualità dei dati e creare l’audit trail necessario per l’asseverazione.
- Analisi prospettica e resilienza del modello di business — Spiegare come i rischi e le opportunità ESG sono considerati nella strategia e quanto il business è resiliente in scenari futuri diversi. Non deve essere rifatto ogni anno: basta aggiornarlo ogni 3-5 anni in linea con il ciclo strategico.
- Predisposizione alla revisione esterna (Audit readiness) — In Italia, il D.Lgs. 125/2024 prevede che la rendicontazione di sostenibilità sia soggetta ad asseverazione esterna da parte di un revisore legale abilitato. Per le prime annualità è richiesta la limited assurance, con prospettiva di passaggio alla reasonable assurance nel medio termine. Documentare assunzioni, stime e giudizi fin dall’inizio è un requisito operativo, non solo una buona prassi.
Per le imprese italiane rientranti nel secondo scaglione (esercizi dal 2025), il primo report CSRD dovrà essere pubblicato nel 2026 con dati riferiti all’esercizio in corso. I sistemi, i processi e la raccolta dati devono essere operativi durante il periodo di riferimento, non dopo. Implementare il sustainability reporting in modo retroattivo è estremamente difficile e costoso.
Il sustainability reporting è sempre più guidato dalle aspettative degli investitori e dai requisiti di finanziamento. Un approccio “attendiamo e vediamo” comporta rischi reali anche per gli amministratori, che in alcuni casi hanno obblighi personali nella preparazione e approvazione delle disclosure ai sensi del D.Lgs. 125/2024.
Il supporto di Uniaudit nel percorso verso il Sustainability Reporting
Uniaudit è abilitata allo svolgimento della revisione legale dei conti e supporta le organizzazioni italiane anche nella preparazione all’asseverazione della rendicontazione di sostenibilità prevista dal D.Lgs. 125/2024.
In quanto membro del network Moore Global presente in oltre 110 paesi siamo in grado di supportare le imprese italiane in ogni fase del percorso: dalla gap analysis iniziale, alla strutturazione dei sistemi di raccolta dati, fino all’audit readiness e all’asseverazione.
- Gap analysis rispetto ai requisiti ESRS e D.Lgs. 125/2024
- Definizione del perimetro di materialità (doppia materialità)
- Strutturazione dei sistemi di raccolta dati e KPI
- Supporto nella redazione della rendicontazione di sostenibilità
- Asseverazione esterna (limited e reasonable assurance)
Fonti: Moore Global — “Sustainability Reporting: Where do you actually start?” (aprile 2026); D.Lgs. 12 settembre 2024, n. 125 (recepimento CSRD); Direttiva UE 2022/2464 (CSRD); Regolamento Delegato (UE) 2023/2772 (ESRS); D.Lgs. 254/2016 (DNF).
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