18 Gennaio 2024

Cosa sono gli European Sustainability Reporting Standards

Principi ESRS dell'UE: la rendicontazione di sostenibilità aziendale conforme alle nuove direttive

ESRS: cosa sono gli European Sustainability Reporting Standards?

Gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) rappresentano il nuovo quadro normativo di riferimento per la rendicontazione di sostenibilità delle imprese nell’Unione Europea. Introdotti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), questi standard mirano a garantire trasparenza e comparabilità nelle informazioni ambientali, sociali e di governance (ESG), contribuendo a una maggiore responsabilità aziendale nei confronti degli stakeholder. A partire dal 1° gennaio 2024, le imprese soggette all’obbligo di rendicontazione di sostenibilità dovranno adottare gli ESRS per garantire un’informativa chiara, dettagliata e conforme ai requisiti normativi dell’UE.

Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 22 dicembre scorso è stato pubblicato, il regolamento delegato UE 2023/2772 della Commissione del 31 luglio 2023 che integra la direttiva n. 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i principi di rendicontazione di sostenibilità.

In un panorama sempre più attento alla sostenibilità, le imprese sono chiamate alla trasparenza e alla responsabilità, verso gli stakeholder coinvolti. Il Regolamento UE 2023/2772 ha ridefinito la strada della rendicontazione aziendale introducendo i Principi ESRS.

Questi principi rivoluzionano il modo in cui le aziende comunicano la propria sostenibilità. Scopriamo insieme cosa implicano questi principi e come influenzeranno il panorama aziendale.

ESRS: a cosa servono?

Gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) sono un insieme di standard tecnici sviluppati per uniformare la rendicontazione delle informazioni ESG a livello europeo. Il loro obiettivo principale è armonizzare il modo in cui le imprese rendicontano il proprio impatto ambientale, sociale e di governance, facilitando così la comprensione e la comparabilità dei dati da parte di investitori, consumatori e autorità di regolamentazione.

Principali obiettivi degli ESRS:

  • Garantire trasparenza nella rendicontazione di sostenibilità.
  • Permettere una comparabilità tra le imprese di diversi settori.
  • Supportare le aziende nella transizione verso un modello economico più sostenibile e responsabile.
  • Rispondere alle esigenze degli investitori e degli stakeholder sulla materialità delle informazioni ESG.

Quali imprese devono adottare gli ESRS?

L’obbligo di conformità agli ESRS riguarda diverse categorie di aziende, con un’implementazione graduale basata sulle dimensioni e sulla quotazione in borsa.

Le aziende obbligate alla rendicontazione secondo gli ESRS:

  • Dal 2024: Grandi imprese di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti (già soggette alla NFRD).
  • Dal 2025: Tutte le altre grandi imprese che superano almeno due di questi criteri:
    • 250 dipendenti
    • 40 milioni di euro di fatturato
    • 20 milioni di euro di stato patrimoniale
  • Dal 2026: PMI quotate, istituti di credito di piccole dimensioni e imprese assicurative “captive”.
  • Dal 2028: Imprese non europee con una presenza significativa nell’UE (ricavi superiori a 150 milioni di euro).
  • superiori a 150 milioni di euro).

Questa progressione consente alle aziende di adattarsi gradualmente alle nuove regole di reporting ESG e di prepararsi alle future revisioni normative.

Struttura e principi degli standard ESRS

Gli ESRS sono suddivisi in due macro-categorie principali: standard generali e standard specifici per le tematiche ESG.

1. Standard generali (ESRS 1 e ESRS 2)

  • ESRS 1: Principi generali della rendicontazione ESG.
  • ESRS 2: Requisiti generali applicabili a tutte le aziende soggette alla CSRD.

2. Standard specifici (ESRS tematici)

Nell’Allegato I del Regolamento sono specificate tre categorie di ESRS:

  • principi trasversali;
  • principi tematici (ambientali, sociali e di governance);
  • principi settoriali.

I principi trasversali e quelli tematici sono intersettoriali, ossia si applicano a tutte le imprese indipendentemente dal settore o dai settori in cui operano; definiscono inoltre gli obblighi di informativa per tutte quelle informazioni che devono essere fornite dall’impresa, a livello generale, per tutti i temi della sostenibilità sulla governance degli ambiti di rendicontazione, sulla strategia, sulla gestione di impatti, rischi e opportunità e su metriche e obiettivi.

I principi settoriali si applicano a tutte le imprese di un settore. Riguardano impatti, rischi e opportunità probabilmente sostanziali per tutte le imprese di un settore specifico e non sono coperti, o non sufficientemente coperti, da principi tematici.

Gli standard specifici sono suddivisi in tre pilastri fondamentali della sostenibilità:

  • Ambiente (E – Environmental)
    • ESRS E1: Cambiamenti climatici
    • ESRS E2: Inquinamento
    • ESRS E3: Risorse idriche e marine
    • ESRS E4: Biodiversità ed ecosistemi
    • ESRS E5: Uso delle risorse ed economia circolare
  • Sociale (S – Social)
    • ESRS S1: Lavoratori nell’impresa
    • ESRS S2: Lavoratori nella catena del valore
    • ESRS S3: Comunità interessate
    • ESRS S4: Consumatori e utenti finali
  • Governance (G – Governance)
    • ESRS G1: Condotta aziendale

L’applicazione di questi standard consente alle aziende di comunicare in modo trasparente il proprio impegno verso la sostenibilità, fornendo dati dettagliati e verificabili.

ESRS e valutazione della materialità: un approccio innovativo

Uno degli aspetti più innovativi introdotti dagli ESRS è il concetto di doppia materialità. Questo approccio impone alle imprese di valutare:

  • L’impatto delle proprie attività sull’ambiente e sulla società (inside-out).
  • L’impatto dei fattori di sostenibilità sulla performance finanziaria dell’azienda (outside-in).

Questo significa che un’azienda non può più limitarsi a una valutazione finanziaria dei rischi, ma deve considerare anche come le proprie operazioni influenzano il contesto ambientale e sociale.

Scopo dei principi europei di rendicontazione di sostenibilità (ESRS) è specificare le informazioni sulla sostenibilità che un’impresa deve comunicare conformemente alla direttiva n. 2013/34/UE, modificata dalla direttiva UE n. 2022/2464 (c.d. direttiva CSRD).

In particolare, gli ESRS identificano le informazioni che un’impresa deve comunicare in merito ai suoi impatti, rischi e opportunità sostanziali in relazione alle questioni di sostenibilità ambientale, sociale e di governance.

In tale contesto, il processo di valutazione della materialità è necessario affinché l’impresa identifichi gli impatti rilevanti, i rischi e le opportunità da segnalare. Infatti, gli ESRS non impongono alle imprese di comunicare informazioni su aspetti ambientali, sociali e di governance trattati dagli stessi ESRS se esse hanno valutato che queste informazioni non sono rilevanti. A questo scopo, le imprese dovranno implementare e rendicontare un solido processo di valutazione della materialità che copra sia l’impatto delle attività aziendali sull’ambiente e la società (Impact materiality) sia quello degli effetti dei fattori di sostenibilità (Esg) sulla situazione economica e finanziaria dell’impresa (Financial materiality).

ESRS vs NFRD: le principali differenze

Gli ESRS sostituiscono e ampliano gli obblighi previsti dalla Non-Financial Reporting Directive (NFRD).

AspettoNFRDESRS (CSRD)
Ambito di applicazioneGrandi aziende con oltre 500 dipendentiTutte le grandi aziende, PMI quotate e gruppi extra-UE con ricavi >150 milioni di euro
ApproccioPrincipi generaliStandard dettagliati e strutturati
MaterialitàSolo finanziariaDoppia materialità (finanziaria + impatto ESG)
Obblighi di auditNessun requisito specificoVerifica obbligatoria delle informazioni ESG

Queste differenze dimostrano come la CSRD e gli ESRS abbiano introdotto un livello di dettaglio e precisione molto superiore rispetto alla precedente normativa, con un impatto significativo sulle imprese

Quali sono i vantaggi dell’applicazione degli ESRS?

Trasparenza e Prevenzione del Greenwashing

Le informazioni comunicate conformemente agli ESRS consentono ai fruitori della rendicontazione di sostenibilità di comprendere gli impatti rilevanti dell’impresa sulle persone e sull’ambiente e gli effetti rilevanti delle questioni di sostenibilità sullo sviluppo, sui risultati e sulla situazione dell’impresa.

Ne consegue che la disponibilità e l’accuratezza delle informazioni consente di prevenire il rischio di greenwashing ossia quello di fare affermazioni, dichiarazioni, azioni o comunicazioni che non riflettono in modo chiaro ed equo il profilo di sostenibilità dell’impresa su cui, ad esempio, un investitore intenda effettuare un’operazione di capitalizzazione. Pratica che può essere fuorviante per i consumatori, gli investitori o altri partecipanti al mercato. Questa è la ragione per cui l’UE ha emanato rilevanti provvedimenti normativi come la tassonomia europea e la direttiva sul reporting di sostenibilità con i relativi standard ESRS che sono finalizzati a soddisfare questa esigenza informativa.

Riduzione degli Obblighi Informativi

Gli standard sono stati razionalizzati e snelliti, riducendo gli obblighi informativi rispetto alla bozza iniziale. La richiesta di alcuni dati, come quelli che richiedono il coinvolgimento dei partner esterni della catena del valore, è stata posticipata. In questo caso, per i primi tre anni dall’entrata in vigore degli ESRS le imprese potranno utilizzare i dati interni, tranne quando essi siano necessari per consentire agli utenti di conformarsi con i requisiti di altri atti legislativi dell’UE.

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