6 Febbraio 2025

Superare la trappola della trasparenza ESG: strategie per adeguarsi alle nuove normative sulla sostenibilità

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Un percorso obbligato per le aziende

I coltivatori di caffè brasiliani, già provati dalla scarsa raccolta del 2024, si trovano ora di fronte a una nuova sfida: conformarsi alle nuove normative sulla sostenibilità imposte a 9.000 km di distanza, a Bruxelles, per proteggere la foresta amazzonica.

La loro preoccupazione riguarda il nuovo Regolamento UE sui Prodotti a Deforestazione Zero (EUDR), che impone ai produttori di dimostrare che i loro prodotti non provengano da terreni recentemente disboscati o che non abbiano contribuito al degrado forestale.

Mentre molti grandi produttori sono già in grado di conformarsi, le piccole aziende della loro filiera spesso non dispongono dei sistemi di rendicontazione necessari. In futuro, la mancata divulgazione di informazioni finanziarie sulla sostenibilità, certificate da un ente indipendente, potrebbe escludere queste aziende dai mercati di esportazione internazionali.

“Storicamente, molte aziende dell’UE hanno atteso che la legislazione venisse imposta prima di aumentare significativamente i loro sforzi per fornire informazioni sulla sostenibilità”, sostiene Mark Stewart, leader globale sulla sostenibilità di Moore Global e partner della società Johnston Carmichael. “Rimandare il più possibile può portare a una situazione di panico quando si rendono conto che le scadenze sono ormai vicine.”

“Tuttavia, esiste un modo meno stressante per affrontare la questione: prepararsi per soddisfare i requisiti delle normative senza dover reinventare completamente il proprio business.”

“Il nostro consiglio è: suddividere il problema in piccole parti gestibili e prepararsi in anticipo”, afferma. “Sappiamo cosa vogliono i regolatori nella maggior parte delle giurisdizioni, quindi si tratta di mettere l’azienda nelle condizioni di raccogliere i dati necessari per soddisfare tali richieste.

“Concentrarsi su ciò che è realmente rilevante, in base al tipo di business e al settore di appartenenza, è il modo migliore per ridurre la quantità di informazioni da raccogliere e analizzare.”

La “trappola della trasparenza”: un rischio per le PMI

Il primo passo per le aziende è esaminare le proprie capacità di rendicontazione finanziaria per capire dove potrebbero non essere conformi alle nuove normative sulla divulgazione della sostenibilità. Ciò consente alle PMI di prepararsi in modo proattivo per eventuali obblighi di rendicontazione e di allineare le pratiche ai regolamenti.

Stabilire ora un solido quadro di rendicontazione consente alle PMI di evitare il panico dell’ultimo minuto quando la legislazione entrerà in vigore.

Le PMI dovrebbero iniziare a comunicare con i principali stakeholder – clienti, fornitori e investitori – riguardo ai propri sforzi e politiche di sostenibilità. Questo coinvolgimento permette alle aziende di individuare aree di collaborazione con i fornitori o di adattare i modelli di business per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.

L’UE sta guidando il percorso della sostenibilità e dell’ESG con la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che impone alle aziende di rendicontare l’impatto delle loro attività sull’ambiente e sulla società.

Nel frattempo, gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) obbligano già le grandi aziende a riferire sia sugli impatti ambientali e sociali, sia su come questi aspetti influenzano i rischi e le opportunità finanziarie dell’azienda. Queste normative saranno estese anche alle piccole imprese nei prossimi due anni.

Anche l’Italia sta adottando misure significative per allinearsi agli standard europei in materia di sostenibilità e trasparenza ESG. Con l’attuazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), molte aziende italiane saranno obbligate a fornire una rendicontazione dettagliata sugli impatti ambientali e sociali delle loro attività.

Attualmente, le grandi aziende e le società quotate sono già soggette agli obblighi di rendicontazione non finanziaria, ma dal 2026 tali requisiti verranno gradualmente estesi anche alle PMI. Le imprese italiane, in particolare quelle attive nei settori agricolo e manifatturiero, dovranno adottare sistemi di monitoraggio e rendicontazione per garantire la conformità alle normative UE, specialmente in relazione alle filiere produttive e alla tracciabilità delle materie prime.

Molte aziende, soprattutto di medie dimensioni, rischiano di cadere nella “trappola della trasparenza”, ovvero un eccessivo dispendio di risorse per adeguarsi alle normative senza una strategia efficace. Alcune regolamentazioni richiedono più di 1.000 indicatori di sostenibilità, ma non tutte le aziende devono fornire lo stesso livello di dettaglio.

Nei processi di lavoro ad Uniaudit, la chiave per una transizione sostenibile efficace è identificare le informazioni realmente rilevanti per il proprio settore e implementare sistemi di rendicontazione mirati.

Come le aziende possono anticipare i cambiamenti

Per evitare il rischio di essere escluse dai mercati internazionali, le aziende devono adottare una strategia proattiva. Le 3 mosse chiave per la conformità ESG sono:

  1. Comprendere le proprie lacune nel reporting finanziario e di sostenibilità.
  2. Individuare gli indicatori essenziali richiesti dalle normative.
  3. Adattare i sistemi interni per garantire una raccolta dati efficace e tracciabile.

Affrontare la sostenibilità in modo strategico e mirato permetterà alle aziende di ridurre i rischi, migliorare la reputazione e accedere a nuove opportunità di mercato.

In questo approfondimento dai nostri colleghi nel mondo, gli esperti di Moore Global esaminano gli sviluppi in altri mercati:

Il caso Brasile: come il regolamento UE incide sui piccoli produttori

How Brussels rules impact Brazilian coffee farmers

L’impatto più ampio delle decisioni prese a Bruxelles è riscontrabile nelle regioni brasiliane dedite alla coltivazione del caffè: l’EUDR colpisce particolarmente il settore agricolo brasiliano. 

Il 72% dei produttori di caffè in Brasile è rappresentato da piccole aziende familiari, molte delle quali non dispongono di strumenti adeguati per dimostrare la conformità. I grandi produttori stanno sviluppando tecnologie per garantire la tracciabilità dei loro prodotti, ma la sfida rimane per le realtà più piccole.

I grandi produttori di caffè stanno prendendo l’iniziativa sviluppando strumenti in grado di dimostrare che i loro chicchi, raccolti localmente, non provengono da aree deforestate. Tuttavia, resta una sfida significativa: la maggior parte dei caffè in commercio sono miscele che contengono chicchi provenienti da diversi paesi, il che rende complessa la tracciabilità dell’approvvigionamento. Ad esempio, garantire la provenienza dei chicchi dall’Etiopia è particolarmente difficile.

Oltre al caffè, la direttiva riguarda anche la soia, la carne bovina, l’olio di palma, il cacao, la gomma, il legname e i relativi derivati, tra cui pelle e mobili. Le materie prime interessate dall’EUDR generano per il Brasile circa 15 miliardi di dollari di esportazioni, pari a un terzo delle sue entrate complessive dall’estero.

Per i piccoli coltivatori, il problema è più pratico: come implementare sistemi in grado di dimostrare ai grandi produttori a cui vendono di essere conformi a tutte le normative sulla rendicontazione finanziaria e sulla sostenibilità. Moore Belo Horizonte è in prima linea per supportare le imprese agricole di medie dimensioni, aiutandole a sviluppare modelli di reportistica che permettano loro di rispettare i requisiti in modo rapido ed efficace.

“L’EUDR ha un impatto su molte aziende, specialmente nei settori del caffè e della carne bovina, perché chi non si adegua rischia di essere escluso dal mercato europeo. Ogni volta che parliamo con un’azienda, la prima domanda che facciamo è: chi sono i vostri principali clienti e fornitori? Da lì possiamo individuare i primi passi necessari per garantire la conformità alla normativa.”

— Marcell Assis, ESG Coordinator, Moore Belo Horizonte

L’approccio pragmatico dell’India alla sostenibilità

India’s pragmatic approach

Man mano che le aziende indiane in rapida crescita si affermano sempre più sulla scena mondiale, aumenta anche la richiesta di informazioni sulla sostenibilità da parte di investitori, autorità di regolamentazione e altri stakeholder.

Per rispondere a questa esigenza, la Securities Exchange Board of India ha introdotto il framework Business Responsibility and Sustainability Reporting (BRSR), che impone alle 1.000 principali aziende per capitalizzazione di mercato di rendicontare le proprie iniziative in materia di sostenibilità ed ESG.

Il BRSR Core include circa 40 indicatori di performance chiave, suddivisi in nove categorie, che coprono aspetti che vanno dall’impronta energetica delle aziende al benessere dei dipendenti, fino all’equità nei rapporti con fornitori e clienti.

A partire dal 2025-26, il framework BRSR Core imporrà inoltre alle 250 maggiori aziende di monitorare i KPI di sostenibilità anche lungo la loro catena del valore, coinvolgendo i partner commerciali.

L’India ha adottato un approccio più pragmatico rispetto all’UE per quanto riguarda la certificazione dei dati ESG, concentrandosi su una verifica rigorosa di un numero ristretto di indicatori chiave (circa 40), piuttosto che su un’analisi più superficiale di un ampio insieme di metriche.

Raggiungere questo obiettivo è stato complesso, soprattutto per le aziende di medie dimensioni, che pur disponendo dei dati richiesti, spesso non li registravano in modo conforme agli standard regolatori.

Moore Singhi ha supportato molte di queste aziende nell’implementazione di sistemi digitali di raccolta e gestione dei dati, facilitando il flusso delle informazioni lungo la filiera e garantendo la conformità con le normative.

Uno dei principali benefici di una strategia ESG proattiva, evidenziato dalla ricerca Moore Global, è il miglioramento della fidelizzazione dei clienti e dell’immagine del brand.

Il team di Moore Singhi ha inoltre osservato una crescente tendenza tra le aziende indiane esposte al mercato europeo ad andare oltre i requisiti minimi di trasparenza imposti dalla legge, per dimostrare il loro impegno come “buoni cittadini d’impresa”.

“All’inizio era solo una questione di conformità normativa, ma oggi le aziende stanno comprendendo il valore di una buona governance. Implementare pratiche ESG consente di identificare i rischi aziendali e migliorare la resilienza. Investire in sistemi avanzati di gestione dei dati e coinvolgere i partner della catena del valore permette alle imprese indiane di sviluppare un’agenda di sostenibilità concreta e ottenere un vantaggio competitivo nei mercati globali.”

— Ravi Sankar Nori, Chief Operating Officer – ESG Advisory, Moore Singhi

La Corea del Sud: ESG tra normative e cultura aziendale

K-pop offers ESG insight in Korea

Così come le aziende indiane, anche le imprese sudcoreane con una forte presenza nei mercati occidentali devono affrontare la sfida di adeguarsi a normative ESG più rigorose all’estero rispetto a quelle finora in vigore a livello nazionale.

Nel 2021, la Financial Services Commission di Seul ha annunciato un piano per ampliare gradualmente l’ambito delle rendicontazioni ESG obbligatorie, partendo dalle aziende con attività superiori a 2.000 miliardi di won (1,3 miliardi di dollari) entro il 2025, per poi estendere l’obbligo a tutte le società quotate in borsa entro il 2030.

Tuttavia, questa proposta ha incontrato resistenze da parte del mondo imprenditoriale, con il risultato che l’obbligo di rendicontazione ESG è stato posticipato oltre il 2026, con la possibilità che la scadenza venga ulteriormente rinviata al 2029. Nonostante questo, grandi gruppi internazionali come Hyundai e Samsung stanno già monitorando le proprie performance ESG in autonomia.

Se il pilastro “G” di ESG (Governance) è ancora un work in progress, una sfida ancora più grande per la Corea del Sud riguarda il pilastro “S” – Social.

Un numero crescente di donne altamente qualificate sta entrando nel mercato del lavoro, rifiutando le vecchie dinamiche di dominio maschile nelle gerarchie aziendali. Tuttavia, il divario retributivo di genere nel Paese rimane del 31,2%, il più ampio tra tutti i Paesi dell’OCSE.

Una ricerca dell’Università di Sheffield ha evidenziato che le aziende che assumono più donne a tempo indeterminato e riducono la dipendenza da lavoratori temporanei ottengono risultati finanziari migliori nel lungo periodo.

Un’inaspettata chiave di lettura per affrontare la questione Social nel dibattito ESG potrebbe trovarsi nel mondo scintillante del K-pop. Con le sue melodie accattivanti e coreografie sincronizzate, questo fenomeno globale vale oggi oltre 40 miliardi di dollari per l’economia sudcoreana. Si stima che una sola boy band, i BTS, contribuisca allo 0,3% del PIL della Corea del Sud.

Tuttavia, dietro il successo internazionale del K-pop si nascondono tragedie e controversie, con casi di giovani artisti morti prematuramente, rivelazioni di pressioni insostenibili e contratti fortemente sbilanciati a sfavore dei performer.

Questi episodi hanno spinto un Paese storicamente lento nell’adozione di pratiche ESG a riconoscere la necessità di standard minimi per garantire il benessere dei lavoratori, compresi gli artisti K-pop, che a tutti gli effetti sono dipendenti delle agenzie di intrattenimento.

Negli ultimi anni, Hyesung Accounting Corporation, società corrispondente della rete Moore, ha organizzato conferenze sugli investimenti a Seul e ha osservato come le aziende sudcoreane stiano iniziando a prendere più seriamente l’agenda ESG, consapevoli che gli investimenti internazionali sono sempre più legati ai criteri di sostenibilità.

“Quasi tutti gli investitori con cui parliamo considerano la sostenibilità e i fattori ESG come criteri fondamentali nella scelta degli investimenti, quindi la consapevolezza del tema sta crescendo. Le nuove aziende stanno capendo che, senza processi ESG minimi, rischiano di essere tagliate fuori dal mercato.”

— EJ Lee, Director, Hyesung Accounting Corporation

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