In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Uniaudit ha avuto l’onore di ospitare un incontro online con Vera Gheno, sociolinguista, accademica e divulgatrice.
Un evento che ha rappresentato una importante opportunità per riflettere sul ruolo e potere delle parole, ed il loro ruolo nella costruzione di una società più equa e inclusiva, a partire da un contesto aziendale paritario.
Vera Gheno, sociolinguista
Con oltre vent’anni di collaborazione con l’Accademia della Crusca e una carriera accademica che l’ha portata a diventare ricercatrice all’Università di Firenze, Gheno è autrice di numerosi articoli scientifici e divulgativi, oltre a 16 monografie, tra cui Potere alle parole, Femminili singolari, Chiamami così e l’ultima pubblicazione Grammamanti. Immaginare futuri con le parole (Einaudi, 2024). Conduce, per «Il Post», il podcast Amare Parole, dedicato al linguaggio e ai suoi cambiamentiti.
Si occupa di comunicazione digitale, questioni di genere, diversità, equità e inclusione.
Oltre l’8 Marzo
Durante la lectio, Gheno ha esplorato il rapporto tra linguaggio, identità e diversità, temi centrali delle sue ricerche e pubblicazioni. Attraverso un dialogo coinvolgente e ricco di spunti, ha mostrato come la lingua non sia solo un mezzo di comunicazione, ma anche uno strumento di cambiamento sociale.
Abbiamo approfondito argomenti come l’evoluzione del linguaggio inclusivo, la fluidità delle parole nella società contemporanea e l’importanza di scelte linguistiche consapevoli per favorire il rispetto e la rappresentazione di tutte le identità.
“Il linguaggio non è neutro” – ha sottolineato Vera Gheno – “riflette la società e ne riproduce le dinamiche di potere”. Uno dei punti chiave della sua analisi ha riguardato il cosiddetto maschile sovraesteso, che spesso viene percepito come neutro, ma in realtà genera bias cognitivi. Studi recenti dimostrano che il cervello umano tende a interpretare il maschile come specificamente riferito agli uomini, escludendo inconsapevolmente le donne e le persone non binarie.
Bias e stereotipi: il peso delle parole sulla leadership femminile
Uno degli aspetti più interessanti emersi dal confronto è stato il modo in cui il linguaggio contribuisce a rafforzare stereotipi di genere. Termini come assertiva o determinata sono spesso percepiti positivamente se riferiti a uomini, ma assumono connotazioni negative quando descrivono una donna. Un esempio? Le donne in posizioni di leadership vengono talvolta etichettate come aggressive o difficili, mentre per gli uomini le stesse qualità sono sinonimo di autorevolezza e sicurezza.
Gheno ha anche evidenziato come il linguaggio giornalistico contribuisca a questa dinamica: nei media, le donne vengono spesso chiamate per nome (Ursula per Von der Leyen, Kamala per Harris), mentre gli uomini mantengono il cognome, segno di maggiore autorevolezza.
L’incontro con Vera Gheno è stato un’occasione preziosa per riflettere su come possiamo, nel nostro quotidiano e nel nostro lavoro, utilizzare il linguaggio in modo più attento, favorendo una comunicazione più aperta e rispettosa.
Il linguaggio come strumento di cambiamento
Il confronto si è concluso con una riflessione chiara: le parole che scegliamo ogni giorno influenzano la realtà che costruiamo. Adottare un linguaggio più consapevole significa promuovere una cultura aziendale in cui il valore delle persone non sia condizionato dal genere, ma dal talento e dalle competenze.
🔹 Uniaudit ringrazia tutti i partecipanti per l’interesse dimostrato. La strada verso un linguaggio più equo e consapevole è lunga, ma siamo convinti che il linguaggio possa essere il primo alleato nel costruire ambienti di lavoro più equi.


