Il secondo Moore Global Thrive Index fotografa un mid-market che ha tenuto — il 78% delle imprese ha migliorato le proprie performance nell’ultimo anno — ma che si affaccia ai prossimi 12 mesi con crescente prudenza. Tensioni geopolitiche, pressioni sui costi e incertezza sul mercato del lavoro disegnano uno scenario complesso. Il report è elaborato dal Centre for Economics and Business Research (Cebr) per Moore Global.
Table of Contents
ToggleCos’è il Moore Global Thrive Index e il punteggio 2026
Il Moore Global Thrive Index è un indice che misura il sentiment delle imprese mid-market a livello globale. Elaborato dal Centre for Economics and Business Research (Cebr) per Moore Global, combina l’esperienza effettiva dei leader aziendali degli ultimi 12 mesi con le aspettative per l’anno a venire, su cinque pilastri: sentiment generale, ricavi, costi, mercato del lavoro e investimenti. Il punteggio va da –100 (pessimismo unanime) a +100 (ottimismo unanime).
La seconda edizione del report, pubblicata il 6 luglio 2026 e basata su un sondaggio condotto su 2.425 leader aziendali in 17 economie, registra un punteggio complessivo di +35.1 — identico a quello della prima edizione del 2025. La stabilità del punteggio, tuttavia, nasconde dinamiche più articolate: se il presente tiene, il futuro appare più incerto.
I cinque pilastri: punteggi, tendenze e segnali
Sentiment generale (+66.8). Il 78% delle imprese ha migliorato le proprie performance nell’ultimo anno — un dato che esprime resilienza notevole in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, inflazione e incertezza commerciale. Il settore bancario registra il punteggio più alto (+74.5), trainato dall’adozione tecnologica e dai guadagni di produttività. Automotive e retail hanno sofferto di più nel passato, ma mostrano un rimbalzo prospettico.
Ricavi (+58.4). Buona performance nei 12 mesi trascorsi, ma le aspettative future si indeboliscono leggermente. Solo Cina e UK mostrano un’accelerazione prospettica, con circa tre quarti delle imprese che si aspettano un miglioramento delle vendite. Le imprese più grandi (oltre 1.000 dipendenti) reggono meglio rispetto a quelle più piccole, più esposte alla domanda locale e con margini più stretti.
Costi aziendali (-49.5). Unico pilastro strutturalmente negativo dell’indice, invariato rispetto all’anno precedente. Il 37% delle imprese indica le materie prime come principale driver di aumento dei costi nel prossimo anno. I costi energetici restano una preoccupazione crescente, in particolare per i settori manifatturiero e dei trasporti. Il settore telecomunicazioni ha vissuto i 12 mesi più difficili (-61.5).
💡 Focus Italia sui costi: tra i grandi paesi industriali, l’Italia — insieme alla Repubblica Ceca — registra punteggi sui costi ben al di sopra di -20, posizionandosi tra i più resilienti d’Europa su questo pilastro. UK e Germania soffrono di più.
Mercato del lavoro (+41.6). Headcount in crescita positiva nei 12 mesi trascorsi, ma le prospettive si fanno più caute. Quasi il 46% degli intervistati prevede difficoltà crescenti nella gestione dei costi del personale, mentre il 45% teme maggiore difficoltà nel trattenere i collaboratori esistenti. Il 60% dei leader aziendali dichiara l’intenzione di ridurre il lavoro da remoto e ristrutturare verso una presenza fisica maggiore.
Investimenti (+58.3). Il 70% delle imprese ha aumentato gli investimenti nell’ultimo anno. Tuttavia, il punteggio prospettico scende da +63.7 a +52.9 — il segnale più chiaro di una cautela crescente per il futuro. Il settore tecnologico resta il più ottimista (+66.4). La cybersecurity è citata dal 29% delle imprese come area prioritaria di investimento, trainata dalla crescente esposizione ai rischi legati all’adozione dell’AI.
“Le imprese mid-market restano positive nel complesso, ma si avvicinano all’anno prossimo con più cautela. La storia degli ultimi 12 mesi è stata quella di una resilienza sotto pressione. Le imprese si sono adattate in modo notevole a un contesto di incertezza geopolitica, pressioni inflazionistiche e condizioni di mercato in mutamento.”
Jeff Blackbeard, Chief Growth Officer, Moore Global
Il quadro geografico: chi cresce e chi rallenta
Otto paesi registrano punteggi superiori alla media globale: Sudafrica, Arabia Saudita, Emirati Arabi, India, Stati Uniti, Cina, Australia e Brasile. I paesi europei — insieme a Giappone e Canada — si collocano al di sotto della media. La divergenza riflette un cambio di equilibri nell’economia globale: i paesi che avanzano più rapidamente sono quelli che beneficiano del boom dei prezzi dei minerali critici o che hanno abbracciato l’adozione dell’AI e della trasformazione digitale.
La tecnologia emerge come il principale driver di fiducia e performance. Le imprese che investono in AI, digitalizzazione e strumenti produttivi registrano sistematicamente prospettive più solide rispetto ai competitor. Il Brasile si distingue: quasi la metà delle imprese (48.6%) cita la tecnologia come principale driver di cambiamento negli investimenti, sostenuta da iniziative governative che puntano a posizionare il paese come leader globale nell’AI.

Il posizionamento dell’Italia nel mid-market globale
Come nella prima edizione, l’Italia si colloca nella fascia inferiore dell’area positiva del Thrive Index, in linea con gli altri principali partner europei. Il mid-market italiano esprime ottimismo moderato, condizionato da domanda interna contenuta, pressioni sui costi del lavoro e incertezza sul fronte geopolitico e commerciale.
Il dato positivo per l’Italia: sul pilastro costi, l’Italia è tra i paesi europei con il punteggio più alto — ben al di sopra di -20 — posizionandosi meglio di UK e Germania. Questo suggerisce che le imprese italiane percepiscono una pressione relativa inferiore sulla gestione dei costi rispetto ai principali competitor europei.
Le implicazioni per il mid-market italiano sono coerenti con il quadro globale:
- La tecnologia come leva prioritaria per la crescita della produttività — anche in Italia circa un terzo delle imprese cita l’adozione digitale tra i principali fattori di miglioramento delle performance.
- La gestione dei costi del personale resta la sfida più critica, con crescente difficoltà sia nel recruitment che nella retention.
- Gli investimenti rimangono in territorio positivo, con focus su cybersecurity e AI, ma le aspettative future sono più prudenti rispetto a un anno fa.
- La domanda interna contenuta e le condizioni monetarie più restrittive continuano a penalizzare le prospettive di fatturato delle imprese più piccole.
Come il Thrive Index supporta le imprese italiane
In qualità di membro del network Moore Global — presente in 119 paesi con oltre 37.000 professionisti — Uniaudit ha accesso diretto agli strumenti di intelligence, analisi e benchmarking internazionale sviluppati per supportare le imprese mid-market nelle loro decisioni strategiche.
Il Thrive Index è uno di questi: un barometro del sentiment, ma anche e sopratutto uno strumento di lettura delle tendenze globali con implicazioni concrete per le strategie aziendali italiane.
Scarica il Moore Global Thrive Index 2026
Come il Thrive Index supporta le imprese italiane
In qualità di membro del network Moore Global — presente in 119 paesi con oltre 37.000 professionisti — Uniaudit ha accesso diretto agli strumenti di intelligence, analisi e benchmarking internazionale sviluppati per supportare le imprese mid-market nelle loro decisioni strategiche. Il Thrive Index è uno di questi: non solo un barometro del sentiment, ma uno strumento di lettura delle tendenze globali con implicazioni concrete per le strategie aziendali italiane.
Leggi il report completo →


