La sostenibilità come chiave per il futuro delle imprese cooperative
Le tematiche della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa sono oggi estremamente attuali sia a livello politico, come evidenziato dalle iniziative dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, sia nell’ambito delle attività aziendali, oggetto di particolare attenzione da parte degli stakeholder.
Se in passato le istituzioni proponevano l’adozione volontaria dei principi di responsabilità sociale e sostenibilità, oggi si osserva una crescente diffusione di iniziative che promuovono l’obbligatorietà delle pratiche sostenibili. Negli ultimi decenni, infatti, la sostenibilità ha assunto un ruolo prioritario e cruciale per la creazione di valore nelle imprese nel lungo periodo, determinando quindi la necessità di una maggiore trasparenza e responsabilità delle pratiche aziendali.
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ToggleL’OBBLIGATORIETÀ DELLA RENDICONTAZIONE SOSTENIBILE: LA DIRETTIVA CSRD E IL D.LGS 125/24
Un esempio concreto di questa tendenza è rappresentato dall’introduzione dell’obbligo di disclosure non finanziaria mediante la discussa Direttiva 2022/2464/UE (CSRD), recepita nel nostro ordinamento dal D.Lgs. 125/24: un passo fondamentale verso l’integrazione della sostenibilità nelle dinamiche aziendali. Questa direttiva non è solo un aggiornamento della precedente Direttiva 2014/95/UE, bensì una revisione sostanziale che mira a migliorare la trasparenza e tutelare gli interessi degli stakeholder.
Uno degli aspetti più significativi della CSRD è l’ampliamento del campo di applicazione della rendicontazione non finanziaria, che ora coinvolge non solo le società quotate di grandi dimensioni, ma anche le piccole e medie imprese quotate, escludendo solo le microimprese. Le grandi imprese devono soddisfare almeno due criteri tra l’avere oltre 250 dipendenti, un attivo patrimoniale sopra 25 milioni di euro o ricavi superiori a 50 milioni di euro. Le PMI quotate non devono superare almeno due di questi limiti: 50 dipendenti, 40 milioni di attivo patrimoniale, 8 milioni di ricavi. Inoltre, l’obbligo si estende alle filiali o succursali di gruppi extra-UE con un fatturato superiore a 150 milioni di euro nell’UE[1].
La direttiva CSRD introduce requisiti dettagliati che impongono alle aziende di fornire informazioni sulla propria catena di approvvigionamento, sul rispetto dei diritti umani e sulla strategia climatica, il che comporta inevitabilmente un aumento dei costi operativi e una maggiore responsabilità, soprattutto in considerazione del fatto che tali dati devono essere inclusi nella relazione sulla gestione.
Un altro elemento chiave è l’introduzione di uno standard unico di rendicontazione, sviluppato dall’EFRAG, che garantirà coerenza nelle pratiche aziendali. Questo standard si allinea agli obiettivi del Green Deal europeo e agli standard internazionali più diffusi, facilitando la transizione delle imprese verso una maggiore trasparenza e sostenibilità.
La CSRD impone inoltre anche l’obbligo di assurance delle informazioni sulla sostenibilità, che dovranno essere verificate da un “revisore della sostenibilità”. Questo garantirà un controllo indipendente e affidabile dei dati riportati, rafforzando la credibilità delle informazioni fornite agli stakeholder.
Le modifiche introdotte sono dunque dirette a promuovere l’integrazione delle pratiche sostenibili all’interno delle attività quotidiane delle imprese, favorendo una maggiore responsabilità sociale e ambientale.
L’obiettivo ultimo della CSRD è quello di contribuire a trasformare l’economia europea in un’economia sostenibile che sia in grado di garantire una maggiore tutela degli interessi degli stakeholder. La direttiva è parte integrante dell’impegno dell’Unione Europea per promuovere la sostenibilità e la trasparenza delle attività delle imprese, il tutto in linea con gli obiettivi del Green Deal e dell’Agenda 2030.
LE ATTUALI PROPOSTE DI MODIFICA: LA PROPOSTA OMNIBUS
Il ritardo degli Stati Membri dell’Unione Europea nel recepire la direttiva e l’attuale contesto economico-politico europeo hanno fatto emergere la necessità di semplificare gli obblighi informativi richiesti alle imprese, in parte sia per ridurre i costi della compliance e in parte al fine di assicurare una migliore disclosure delle informazioni sulla sostenibilità. Questa semplificazione si concretizza nella c.d. Proposta Omnibus, mediante la quale la Commissione Europea prevede di ridurre il campo di applicazione della direttiva, limitandola alle grandi imprese che hanno più di 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 50 milioni di euro o un totale attivo superiore a 25 milioni di euro e riducendo così, nelle intenzioni, circa l’80% del panorama delle imprese obbligate. La proposta prevede comunque la predisposizione di uno standard di rendicontazione volontario per le imprese non rientranti nel campo di applicazione sopra menzionato. Mediante l’omnibus, inoltre, la Commissione intende procedere con una revisione degli ESRS (regolamento delegato 2023/2772) con l’obiettivo di ridurre il numero di datapoints, chiarire le disposizioni di difficile comprensione e semplificare i requisiti di disclosure. Un ulteriore aspetto chiave di questa proposta riguarda la proroga di due anni dell’applicazione degli obblighi di comunicazione, in modo tale da consentire ai colegislatori di approvare le modifiche proposte dalla Commissione.
Come risaputo, detta proposta, dovrà seguire il giusto iter a livello europeo, nel quale, allo stato attuale, non è semplice ipotizzare se e quali modifiche saranno apportate alla proposta elaborata dalla Commissione. Inoltre, una volta che l’iter sarà concluso, gli stati membri dovranno recepire tali modifiche, se come l’Italia avessero già recepito la direttiva CSRD, nel proprio ordinamento. In poche parole, lo scenario che si è delineato appare particolarmente complesso, soprattutto in considerazione di un panorama di imprese, che per gli attuali requisiti dimensionali derivanti dell’attuale D.Lgs. 125/24, dovrebbero adempiere all’obbligo di fornire le informazioni di sostenibilità sull’esercizio 2025.
LE IMPRESE COOPERATIVE
Alla luce delle precedenti considerazioni, le informazioni sulla sostenibilità, redatte anche in forma volontaria, emergono come uno strumento cruciale di rendicontazione della responsabilità dell’impresa verso tutti i suoi stakeholder e l’ambiente circostante. Un aspetto fondamentale, soprattutto per le società cooperative, è la consapevolezza che il Bilancio d’Esercizio, redatto in conformità alle norme civilistiche, non riflette appieno le peculiarità che contraddistinguono tale forma societaria. Questi elementi distintivi includono i principi di mutualità, solidarietà e democraticità, e, non meno importante, il plusvalore riconosciuto ai soci grazie al rapporto mutualistico, un elemento assente nelle altre forme di società. Per le cooperative, le tematiche inerenti alla responsabilità sociale e, conseguentemente, alla sua rendicontazione assumono un ruolo di particolare rilevanza. Ciò deriva dal fatto che il risultato economico d’esercizio da solo non è sufficiente per riflettere appieno la performance dell’impresa, soprattutto nei confronti di diversi stakeholder, in particolar modo i soci. In questo contesto, le informazioni di sostenibilità si configurano dunque come giusto strumento per rappresentare l’andamento di una cooperativa, considerandole non solo come un documento formale, ma come una misurazione concreta dell’efficacia aziendale, in sintonia con la tipologia societaria e la mission peculiare delle cooperative, con l’obiettivo ultimo di promuovere la cultura e le pratiche della sostenibilità derivanti dall’efficacia del modello cooperativo.
La presentazione delle informazioni sulla sostenibilità assume così una duplice importanza: non solo evidenzia i risultati ottenuti attraverso pratiche aziendali improntate alla responsabilità sociale, ma conferma altresì l’efficacia del modello cooperativo nel diffondere la cultura e le prassi della sostenibilità.
Per le cooperative, le informazioni sulla sostenibilità sono anche uno strumento strategico in grado di rappresentare appieno la responsabilità sociale e di apportare numerosi benefici per meglio rappresentare e monitorare le esternalità generate nell’ambito della propria attività. L’adozione di pratiche sostenibili all’interno delle cooperative, pur rappresentando una sfida, offre quindi anche numerosi vantaggi. Tali benefici, in particolare, possono essere determinanti per le cooperative di più piccola dimensione, che, pur affrontando limitazioni in termini di risorse, possono trarre vantaggio da pratiche di responsabilità sociale per migliorare le proprie performance e soddisfare le esigenze dei soci.
In questo contesto in continua evoluzione, anche alla luce del pacchetto omnibus di semplificazione, la sostenibilità deve essere vista anche come opportunità e necessità strategica per le società cooperative, che potranno meglio rendicontare il proprio ruolo essenziale nella società ed il proprio attuale modello economico a prescindere dal perimetro obbligatorio delineato dalla normativa.
[1] Si precisa che i citati limiti per le grandi imprese sono il frutto di una modifica avvenuta con la Direttiva delegata 2023/2775, la quale, considerata la crescente inflazione, ha aumentato di circa il 25% i limiti previsti originariamente dalla CSRD, ovvero un attivo dello stato patrimoniale superiore a 20 milioni di euro o un totale dei ricavi netti superiore a 40 milioni di euro.


