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ToggleLo scorso 12 marzo 2026, presso l’Auditorium FILLA a Bologna, Uniaudit, MOORE AXIS e LaBase hanno promosso un momento di dialogo con Vera Gheno, sociolinguista e divulgatrice, dedicato al ruolo del linguaggio nei contesti professionali e al tema della reciprocità nelle relazioni di lavoro.
Come membri del network internazionale Moore Global, Uniaudit si impegna nelle iniziative targate Social Ambition, per promuovere un approccio responsabile al business, orientato non solo alla creazione di valore economico ma anche all’impatto sociale, attraverso pratiche professionali attente all’inclusione, all’equità e alla sostenibilità.
L’incontro, sviluppato attorno al filo conduttore #GiveToGain, tema della giornata internazionale della donna 2026, ha posto al centro una domanda “semplice” solo in apparenza: nei contesti professionali lo scambio è davvero reciproco, oppure esistono aspettative implicite che chiedono ad alcuni – e spesso ad alcune – di adattarsi più di altri a modelli già dati?
Il confronto ha quindi toccato temi molto concreti: il rapporto tra linguaggio e normalità nei luoghi di lavoro, i criteri impliciti con cui si costruisce l’autorevolezza, il modo in cui viene riconosciuto il merito e il peso che parole, tono e codici relazionali hanno nella vita professionale quotidiana.
Il linguaggio nei contesti professionali non è un tema accessorio
Quando si parla di lavoro, il linguaggio viene spesso considerato un elemento secondario rispetto a competenze, ruoli e responsabilità.
Il dialogo con Vera Gheno ha riportato l’attenzione su un punto diverso: le parole non servono soltanto a descrivere la realtà professionale, ma contribuiscono anche a definire ciò che in un’organizzazione appare normale, autorevole, legittimo o fuori misura.
Modi di parlare, di esercitare l’autorità, di gestire il conflitto e di prendere la parola nei momenti decisionali non sono mai del tutto neutrali. Entrano nella costruzione del contesto e incidono sul modo in cui le persone vengono ascoltate, lette e riconosciute.

Give to Gain: reciprocità o aspettativa unilaterale?
Il titolo dell’incontro, “Give to Gain: reciprocità o aspettativa unilaterale?”, ha orientato il confronto verso una riflessione precisa.
Nel mondo del lavoro si parla spesso di collaborazione, merito e scambio. L’idea implicita è che ciascuno contribuisca e riceva in cambio riconoscimento, spazio e opportunità. Ma osservando più da vicino il funzionamento concreto dei contesti professionali, la questione si fa più complessa.
La reciprocità è davvero distribuita in modo equilibrato? Oppure esistono aspettative invisibili che richiedono ad alcune persone un maggiore adattamento al modello dominante?
Questo interrogativo è emerso come uno dei più interessanti dell’incontro, perché sposta l’attenzione da una nozione astratta di parità a una lettura più concreta dei meccanismi relazionali e organizzativi.

Linguaggio, normalità e modelli di autorevolezza
Uno dei passaggi centrali del confronto ha riguardato il concetto di normalità nei luoghi di lavoro. Ogni contesto professionale costruisce nel tempo una propria idea di ciò che è normale: un certo modo di esporsi, di argomentare, di dissentire, di guidare una riunione, di esercitare la leadership. Proprio perché condivisi, questi modelli rischiano di diventare invisibili.
Quando uno standard si presenta come neutro, tutto ciò che se ne discosta può apparire, anche involontariamente, meno credibile, meno lineare o meno conforme alle aspettative del contesto.
In questo senso, il tema del ruolo delle donne nel lavoro non riguarda soltanto l’accesso agli spazi professionali, ma anche il rapporto tra adattamento a modelli esistenti e possibilità di contribuire a ridefinirli.

Il contributo di Giorgia Butturi: presenza e gestione del confronto
Nel dialogo con Giorgia Butturi, Dott.ssa Commercialista e Revisora Legale, è emerso un ulteriore livello di riflessione: il rapporto tra competenza tecnica, presenza professionale, confini, decisione e gestione del conflitto.
L’intervento ha messo in luce come, nei contesti decisionali e nelle professioni ad alta responsabilità, l’autorevolezza non dipenda solo dalla preparazione tecnica, ma anche dalla capacità di sostenere una posizione, restare presenti sotto pressione, leggere il contesto e governare il confronto senza irrigidirsi.
In questa prospettiva, il riferimento alle arti marziali tradizionali praticate da Giorgia Butturi non è apparso come un elemento laterale, ma come una chiave utile per riflettere su postura, disciplina, presenza e qualità della risposta nei momenti complessi.
Tra i temi affrontati nel corso del pomeriggio è emerso anche il rapporto tra linguaggio e merito.
Si tratta di un passaggio rilevante, perché nei contesti professionali il merito viene spesso evocato come criterio oggettivo, mentre il modo in cui viene riconosciuto e raccontato è inevitabilmente influenzato dai codici del contesto.
Il confronto ha riportato l’attenzione su una questione concreta: il linguaggio può contribuire tanto a chiarire quanto a distorcere il riconoscimento delle competenze. Per questo riflettere sulle parole non significa spostarsi su un piano astratto o ideologico, ma interrogarsi su come le organizzazioni definiscono valore, credibilità e responsabilità.

Un confronto promosso da Uniaudit, MOORE AXIS e LaBase
Per Uniaudit, promuovere occasioni di dialogo come questa significa creare spazi in cui temi apparentemente trasversali vengano riportati alla loro effettiva rilevanza nei contesti professionali.
Il confronto con Vera Gheno, con il contributo di Giorgia Butturi e la moderazione di Pierpaolo Sedioli, ha offerto l’opportunità di riflettere in modo serio e concreto su linguaggio, autorevolezza, reciprocità e qualità delle relazioni di lavoro.

Un ringraziamento a tutte le persone che hanno partecipato e contribuito alla qualità del dialogo.


