27 Febbraio 2026

Resilienza d’impresa e sostenibilità: perché il net zero non è più solo una questione ambientale

Resilienza d’impresa e Net Zero: una pianta che cresce dal muro

ESG, AI, supply chain e governance al centro della strategia delle imprese mid-market

L’analisi “Resilience is key in a world of turmoil” di Moore Global descrive un contesto economico caratterizzato da crescente volatilità geopolitica, tensioni commerciali, transizione energetica complessa e pressione regolatoria in espansione. Le imprese, – in particolare quelle del mid-market, – si trovano a operare in un equilibrio instabile tra ambizione di crescita e limitate risorse di risk management.

Clima e transizione energetica: obiettivi 2030 fuori traiettoria

Secondo il World Resources Institute, nessuno dei 45 indicatori chiave dell’azione climatica risulta attualmente in linea con gli obiettivi 2030. Sebbene la quota globale di elettricità prodotta da fonti rinnovabili sia in aumento e la capacità installata sia destinata a più che raddoppiare entro il 2030, la domanda energetica cresce a un ritmo superiore rispetto alla capacità di sostituzione dei combustibili fossili.

Questo squilibrio genera effetti diretti sulle imprese: 

  • volatilità dei prezzi energetici;,
  •  incertezza sugli investimenti infrastrutturali;
  • , maggiore esposizione al rischio normativo;
  •  e tensioni nelle catene di approvvigionamento. 

La transizione energetica non è lineare e richiede una gestione pragmatica del mix energetico, evitando approcci ideologici che trascurino sostenibilità finanziaria e sicurezza degli approvvigionamenti.

Nel trasporto marittimo, il percorso verso il net zero è ancora “in acque incerte”, perché dipende dall’evoluzione delle misure IMO (standard, strumenti di prezzo delle emissioni, requisiti sui carburanti) e dalla conseguente allocazione di costi e investimenti lungo la filiera.

Materie prime e rischio industriale

La decarbonizzazione globale dipende in misura crescente dalla disponibilità di metalli strategici quali rame, litio, nichel, cobalto e grafite. Le stime indicano una crescita della domanda di rame del 70% entro il 2050, con un possibile deficit del 30% già nel 2035 in assenza di nuovi investimenti significativi .

Il tema non è esclusivamente ambientale, ma industriale e finanziario. La concentrazione geografica della produzione e della lavorazione delle materie prime critiche amplifica il rischio geopolitico e impone alle imprese una revisione dei modelli di approvvigionamento, con integrazione del rischio materie prime nei processi di pianificazione strategica e finanziaria.

Intelligenza artificiale: opportunità e criticità per la redditività

L’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta una delle principali discontinuità rispetto al passato. L’88% delle aziende utilizza oggi l’AI in almeno una funzione aziendale. Le analisi evidenziano che i progetti strategici di integrazione dell’AI possono generare un ritorno medio di 3,7 dollari per ogni dollaro investito, con casi che superano il multiplo di 10 .

Tuttavia, solo il 5% dei progetti pilota produce una rapida accelerazione dei ricavi. Nella maggior parte dei casi, i progetti si arrestano prima di generare benefici misurabili a livello di conto economico. Le criticità sono riconducibili a:

  •  carenze di leadership,
  • investimenti non coerenti con la strategia;
  • insufficiente allocazione di risorse;
  • scarsa integrazione nei processi aziendali.

L’AI presenta inoltre un profilo di rischio ambientale non trascurabile. I data center hanno consumato circa 415 TWh nel 2024, con previsioni di raddoppio entro il 2030 . L’efficienza tecnologica deve quindi essere valutata anche in termini di impatto energetico e sostenibilità complessiva.

3,7x–10x –
Ritorno medio sugli investimenti in progetti strategici di intelligenza artificiale


Le iniziative di integrazione strutturata dell’AI possono generare un ritorno medio pari a 3,7 dollari per ogni dollaro investito, con casi che superano il multiplo di 10. Tuttavia, la creazione di valore non è automatica e dipende dalla coerenza tra strategia, governance e capacità di esecuzione.

2.500 miliardi di dollari –
Capitale disponibile (“dry powder”) nel private equity a livello globale


Il livello record di liquidità disponibile presso i fondi di private equity rappresenta un potenziale motore di investimento, ma l’allocazione del capitale è sempre più selettiva e orientata a imprese in grado di dimostrare resilienza, solidità finanziaria e metriche ESG verificabili.

30% –
Possibile deficit dell’offerta globale di rame entro il 2035


In assenza di nuovi investimenti significativi, la domanda crescente legata alla transizione energetica potrebbe determinare uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta, con un potenziale shortfall del 30%. Il rischio materie prime diventa quindi un tema industriale e finanziario, oltre che ambientale.

Nel comparto automotive, il caso Polydesign in Marocco mostra come richieste di sostenibilità, resilienza della supply chain e nuove aspettative di rendicontazione stiano incidendo su competitività, tempi di consegna e processi di gara dei fornitori.

Private equity e sostenibilità: dalla narrativa ai dati

Il capitale disponibile nel private equity supera i 2.500 miliardi di dollari . Tuttavia, l’approccio degli investitori si è evoluto. L’attenzione si è spostata da dichiarazioni generiche in materia ESG verso elementi in grado di incidere concretamente su flussi di cassa, profilo di rischio ed exit value.

I fattori ESG continuano a essere considerati nella due diligence, ma sono valutati prevalentemente sotto il profilo del rischio reputazionale, finanziario e regolatorio. Le imprese che intendono accedere a capitali devono pertanto supportare le proprie strategie con dati verificabili, metriche affidabili e piani industriali coerenti con la creazione di valore.

Scope 3 e responsabilità estesa lungo la supply chain

Una delle evoluzioni più rilevanti riguarda l’estensione degli obblighi informativi lungo l’intera catena del valore. Lo Scope 3, che include le emissioni indirette generate lungo la supply chain, rappresenta mediamente il 75% dell’impronta complessiva di gas serra di un’azienda, con punte fino al 90% .

Anche le imprese di dimensioni medio-piccole, pur non essendo direttamente soggette agli obblighi di rendicontazione, vengono coinvolte indirettamente perché i grandi gruppi devono riportare le emissioni dell’intera filiera. La Corporate Sustainability Reporting Directive in Europa ha già avviato la prima fase di reporting, con ulteriori estensioni previste nei prossimi anni .

In questo contesto, l’adozione anticipata di sistemi di misurazione delle emissioni può trasformarsi da onere regolatorio a vantaggio competitivo, riducendo il rischio commerciale e rafforzando la posizione nelle catene di fornitura.

Edilizia e infrastrutture: il nodo strutturale della decarbonizzazione

Edifici e infrastrutture sono responsabili del 40% delle emissioni globali di gas serra, considerando sia la fase di costruzione sia quella operativa . La decarbonizzazione del settore richiede innovazione progettuale, efficientamento energetico e interventi sui materiali ad alta intensità emissiva come acciaio e cemento.

La transizione verso edifici net zero procede in modo frammentato, in assenza di un regolatore globale unico, ma le pressioni degli stakeholder stanno aumentando. Le imprese della filiera che dimostrano capacità di misurare e ridurre il proprio impatto ambientale possono rafforzare la propria competitività e accedere a nuove opportunità di mercato.

Resilienza come fattore competitivo

Guidare un’impresa sostenibile in un contesto volatile richiede competenze integrate in ambito finanziario, tecnologico e regolatorio. Le aziende del cosiddetto “squeezed middle” affrontano una sfida particolarmente complessa: ambizione di crescita internazionale, strutture organizzative più snelle rispetto ai grandi gruppi e minore capacità di influenzare il quadro normativo.

La transizione verso il net zero non può essere affrontata esclusivamente come obbligo ambientale. È una questione di redditività, gestione del rischio e accesso al capitale. La capacità di generare utili e reinvestire in innovazione resta il presupposto fondamentale per contribuire a un’economia sostenibile nel lungo periodo .

Scarica il report completo:
Resilience is key in a world of turmoil

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