8 Aprile 2024

Che cos’è la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)

csrd (corporate sustainability reporting directive)

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) rappresenta un passo significativo verso una maggiore trasparenza nelle relazioni sulla sostenibilità delle imprese, richiedendo una comunicazione dettagliata su temi ambientali, sociali e di governance (ESG).

In quale contesto si colloca la direttiva CSRD?

Negli ultimi anni l’Unione Europea ha avviato una serie di riforme con l’obiettivo di raggiungere una posizione di vantaggio competitivo nell’ambito della transizione sostenibile rispetto al resto del mondo. I paesi dell’Unione stanno lavorando per la creazione di un sistema economico-finanziario sempre più sostenibile, volto a rendere le imprese consapevoli e responsabili del proprio impatto sul pianeta.

In tale percorso ci colloca l’approvazione e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale UE della Direttiva n. 2022/2464 riguardante la rendicontazione societaria di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD).

La CSRD va così a modificare la Direttiva 2013/34/UE, concernente l’obbligo di comunicazione di informazioni di carattere non finanziario per le imprese di grandi dimensioni. Tale direttiva prevede, tra gli altri aspetti, l’ampliamento dei soggetti tenuti alla rendicontazione di sostenibilità, la definizione dei principi che devono essere utilizzati a tale scopo e le modalità di comunicazione delle informazioni in bilancio (nella relazione sulla gestione).

Quale è l’obiettivo della Corporate Sustainability Reporting Directive?

L’obiettivo principale della CSRD è quello di migliorare e standardizzare la qualità e l’ambito delle informazioni sulla sostenibilità fornite dalle imprese, garantendo che gli stakeholder, inclusi gli investitori, possano prendere decisioni informate basate su dati affidabili e comparabili. Specificatamente, la CSRD mira a:





  • Migliorare la trasparenza per sostenere la transizione verso un’economia sostenibile.
  • Incoraggiare l’integrazione di pratiche sostenibili nei modelli di business delle imprese.
  • Garantire che le informazioni siano affidabili e comparabili attraverso l’uso di standard condivisi​​​​​​.

Quando è entrata in vigore la CSRD?

La CSRD è entrata in vigore il 5 gennaio 2023.

Gli Stati membri hanno ora l’obbligo di recepire la Direttiva entro 18 mesi a partire dalla sua pubblicazione (entro luglio 2024).

La CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive (Direttiva UE 2022 / 2464) è volta a creare, all’interno dell’Unione Europea, un quadro comune di rendicontazione che migliori il contenuto e la qualità delle informazioni sugli aspetti ESG (Environmental, Social, Governance) rendicontate dalle Organizzazioni, così da soddisfare le crescenti esigenze informative manifestate dalle diverse tipologie di stakeholder (es: investitori, banche, clienti, ecc.) in termini di completezza, affidabilità e trasparenza.

La CSRD costituisce un aggiornamento della NFRD – Non Financial Reporting Directive (Direttiva UE 2014 / 95) e ne estende significativamente l’ambito di applicazione.

Entro il primo semestre del 2024 tutti i Legislatori nazionali, incluso quello italiano, saranno chiamati a recepire la CSRD nel proprio framework normativo.

Chi è soggetto alla CSRD?

La CSRD si applica a una vasta gamma di entità, incluse quelle che non erano precedentemente tenute a riferire sotto la direttiva precedente sulla rendicontazione non finanziaria (NFRD). Ciò include fino a 50.000 entità situate sia all’interno che all’esterno dell’UE:





●  Grandi aziende non quotate

●  PMI quotate

●  Filiali UE di aziende di paesi terzi





Questo allargamento dell’ambito di applicazione è stato progettato per coprire un numero maggiore di imprese e garantire un livello più elevato di trasparenza e responsabilità in termini di sostenibilità​​.










Grandi imprese non quotate che alla data della chiusura del bilancio, anche su base consolidata, abbiano superato almeno due dei seguenti criteri dimensionali:

– 250 numero medio di dipendenti;

– € 25 milioni di stato patrimoniale;

– €50 milioni di ricavi netti.
Piccole e medie imprese quotate(escluse le micro-imprese). Sono, inoltre, compresi gli istituti di credito di piccole dimensioni non complesse e le imprese di assicurazioni dipendenti da un Gruppo.Imprese e figlie di succursali con capogruppo extra-UE per le quali la capogruppo abbia generato in UE ricavi netti superiori a € 150 milioni per ciascuno degli ultimi due esercizi consecutivi e almeno:

– un’impresa figlia soddisfi i requisiti dimensionali della CSRD;

– una succursale abbia generato ricavi netti superiori a € 40 milioni nell’esercizio precedente.

Quali sono le tempistiche per l’applicazione?

202420252026
Applicazione delle disposizioni per gli Enti di Interesse Pubblico rilevanti

Reporting nel 2025 su FY24
Applicazione delle disposizioni per le grandi imprese non quotate.

Reporting nel 2026 su FY25
Applicazione delle disposizioni per le PMI quotate, per le istituzion icreditzie piccole e non-complesse e le impreseassicurative “captive”.

Reporting nel 2027 su FY26*

Quanti sono i pilastri della CSRD?

I pilastri della CSRD sono essenzialmente basati sui concetti di materialità doppia, che richiedono alle aziende di considerare sia l’impatto della loro attività sulla sostenibilità sia l’impatto delle questioni di sostenibilità sulla loro attività. Gli standard ESRS includono:





Collocazione dell’informativa di sostenibilità: l’informativa di sostenibilità va collocata in un paragrafo della Relazione sulla Gestione e non in un documento a sé stante, al fine di garantire una maggiore integrazione con le informazioni di carattere finanziario.





Digitalizzazione dell’informativa di sostenibilità: obbligo per le imprese di rendere digitale l’informazione presente nei relativi report, utilizzando il linguaggio XHTML e il linguaggio di marcatura XBRL al fine di aumentare la diffusione delle informative di sostenibilità. Questo implicherà l’impiego di “tags” (etichette digitali) per la rendicontazione di sostenibilità.





Obbligo di Assurance: i report di sostenibilità saranno assoggettati alla “limited assurance”, nella prospettiva di raggiungere la “reasonable assurance” (ovvero quella tipica del bilancio economico-finanziario) . La Direttiva prevede che  le imprese possono a tal fine incaricare un revisore legale o un’impresa di revisione contabile, che potrà essere il medesimo soggetto incaricato della revisione contabile della impresa ovvero uno diverso, pur sempre iscritto al registro dei revisori.





Standard generali trasversali: per garantire una maggiore comparabilità tra le disclosure, le imprese saranno tenute ad adottare un unico standard di rendicontazione ESRS (European Sustainability Reporting Standard), il cui sviluppo è demandato all’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group). 





Per le PMI sono previsti degli standard specifici, in modo da tener conto delle loro esigenze e caratteristiche. Dieci standard tematici che coprono requisiti di divulgazione dettagliati per fattori ambientali, sociali e di governance, come:





  • Cambiamenti climatici
  • Inquinamento
  • Risorse idriche e marine
  • Biodiversità e ecosistemi
  • Uso delle risorse e economia circolare​​​​.




Sostenibilità e governance: costruire un’impresa sostenibile richiede un alto profilo di governance, di pensare e valutare l’impatto economico, ambientale e sociale generato, migliorando la vita e la salute delle persone, dell’ambiente con il quale tali persone interagiscono, vivono e lavorano. Per poter definire le strategie di sostenibilità e monitorare gli obiettivi ESG, le imprese saranno chiamate a fare disclosure in relazione al ruolo degli organi di amministrazione, gestione e controllo in merito alle questioni di sostenibilità, specificandone le competenze e le capacità.





L’inserimento dei rischi ESG all’interno dell’ERM: le imprese saranno tenute a considerare, all’interno del modello per la gestione dei rischi (ERM – Enterprise Risk Management), quelli legati al clima e ad altre questioni ambientali, come la perdita di biodiversità e alle problematiche sanitarie e sociali, compreso il lavoro minorile e forzato. Tali esigenze traggono sputo dalle analisi dei rischi che evidenziano la netta rilevanza dei rischi di carattere climatico – naturale e sociale che, se non adeguatamente gestiti, possono avere un impatto finanziario sulle aziende e sulla loro capacità di rimborsare gli investitori.





La doppia materialità: in base alla CSRD le imprese dovranno fornire informazioni di sostenibilità sia in merito all’impatto delle proprie attività sulle persone e sull’ambiente (approccio inside-out), sia riguardo al modo in cui i fattori di sostenibilità incidono su di esse e sui loro risultati (approccio outside-in).





Gli aspetti ESG lungo la Value Chain: alle imprese verrà richiesto di gestire i rischi legati al rispetto dei diritti umani e agli impatti ambientali che potrebbero generarsi nelle attività che svolgono e nelle catene del valore a cui partecipano. Ciò avrà impatti sulle politiche e strategie aziendali, sulle operazioni e sulle qualifiche di fornitura. È questo quanto proposto dalla futura direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD o CS3D) che sarà obbligatoria nei prossimi anni in base alle dimensioni delle aziende.


Chi ha l’obbligo di redigere il bilancio di sostenibilità?

L’obbligo di redigere il bilancio di sostenibilità secondo i requisiti della CSRD ricade sui membri dei corpi amministrativi, di gestione e di sorveglianza delle entità soggette, che hanno la responsabilità collettiva di assicurare che le informazioni sulla sostenibilità siano preparate e pubblicate conformemente agli standard CSRD:

  • Responsabilità condivisa: Garantire l’accuratezza e l’affidabilità delle informazioni fornite.
  • Meccanismi di assicurazione: L’introduzione di verifica indipendente sulle informazioni di sostenibilità riportate​​.

In sintesi, la CSRD rappresenta un cambiamento significativo nel panorama del reporting di sostenibilità, introducendo requisiti più stringenti e dettagliati per le imprese europee e non, con l’obiettivo di promuovere la trasparenza.

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