5 Febbraio 2024

Le operazioni con l’estero ai fini IVA e il reverse charge

Gestione delle operazioni fiscali internazionali: comprensione dettagliata dell'IVA nelle transazioni intracomunitarie ed extracomunitarie

Gestione delle transazioni commerciali internazionali nell’Unione Europea

L’IVA rappresenta uno degli aspetti fondamentali nella gestione delle transazioni commerciali internazionali, sia all’interno dell’Unione Europea che con Paesi al di fuori di essa.

La sua corretta comprensione e applicazione sono cruciali per le aziende e gli operatori che si trovano coinvolti in operazioni con l’estero. Le disposizioni normative, le distinzioni tra operazioni intracomunitarie ed extracomunitarie e i requisiti richiesti per l’imposizione o la non imposizione dell’IVA costituiscono pilastri fondamentali per una gestione efficace delle transazioni internazionali.

Nell’ambito delle operazioni con l’estero, quindi, occorre effettuare una distinzione fra:

  • operazioni effettuate con soggetti comunitari;
  • operazioni effettuate con soggetti extracomunitari.

Cosa comporta il requisito territoriale

Le attività per cui sussistono sia il presupposto oggettivo che quello soggettivo rientrano nel campo di applicazione dell’IVA solo se, contemporaneamente, sussiste anche il requisito territoriale, ovvero se la transazione si considera effettuata in Italia.

La circostanza si verifica per le seguenti operazioni:

  • se relative a cessioni di beni (art. 7-bis) qualora i beni stessi (mobili/immobili) si trovino in Italia. Inoltre, sono imponibili in Italia anche le cessioni di beni provenienti da altro Stato comunitario, qualora i beni siano installati in Italia dallo stesso fornitore o per suo conto; le cessioni di beni nei confronti dei passeggeri di un trasporto intracomunitario, qualora questo sia iniziato in Italia.
  • se relative a prestazioni di servizi: il criterio generale è differenziato a seconda del cliente, in quanto l’imponibilità è: nel Paese del cliente, se questi è un soggetto passivo IVA nello Stato; nel Paese del prestatore, se il cliente è un privato o un soggetto privo di numero di partita IVA nello Stato.

Operazioni realizzate con soggetti comunitari

Nel caso di operazioni effettuate con soggetti residenti ai fini IVA in altri Stati membri dell’Unione Europea, si applicano le disposizioni relative alla cosiddetta “IVA intracomunitaria”, qualora lo scambio soddisfi i seguenti requisiti:

  • fornitore e cliente devono essere soggetti passivi iva in due stati membri dell’Unione Europea diversi fra loro;
  • lo scambio deve essere a titolo oneroso;
  • la merce deve subire un trasferimento fisico dall’Italia al territorio stato membro di destinazione o viceversa, deve essere presente un movimento oltre frontiera, ma sempre presente nel territorio dell’Unione Europea.

Al fine della dimostrazione del trasferimento intracomunitario dei beni oggetto dell’operazione, sono necessari determinati strumenti di prova diversificati a seconda di chi effettua il trasporto, in quanto:

  • Se il trasporto è gestito dal fornitore, è richiesto che quest’ultimo disponga di almeno due documenti rilevanti, come ad esempio il documento di trasporto, la polizza di carico, la fattura di trasporto CMR firmata, la fattura di trasporto aereo o la fattura dello spedizioniere. In alternativa, è accettato un documento di questo genere accompagnato dalla polizza assicurativa del carico. Inoltre, sono considerati validi anche documenti bancari che confermano il pagamento del trasporto o della spedizione, o documenti ufficiali emessi dalle autorità pubbliche dello Stato di destinazione. La ricevuta di un depositario che attesti il deposito dei beni nello Stato di destinazione costituisce altresì una prova accettabile.
  • Nel caso in cui il trasporto sia gestito dal cliente, la prova richiesta è conforme a quanto precedentemente indicato. Tuttavia, è necessario aggiungere una dichiarazione fornita direttamente dal cliente, la quale deve essere rilasciata entro il decimo giorno del mese successivo alla cessione. Tale dichiarazione deve chiaramente identificare lo Stato di destinazione dei beni e contenere informazioni dettagliate conformi alle normative vigenti, compresa l’identificazione della persona incaricata di accettare i beni per conto dell’acquirente.

Per la non imponibilità IVA delle cessioni intracomunitarie sono inoltre necessari due ulteriori requisiti sostanziali:

  • indicazione in fattura del numero di partita IVA del cliente intracomunitario, che deve essere altresì richiesto e validato dal sistema elettronico di scambio di dati sull’IVA (VIES) prima della realizzazione dell’operazione non imponibile;
  • il corretto invio degli elenchi Intrastat riportanti i dati dell’operazione.

Al verificarsi di queste condizioni (e tranne per alcune eccezioni, quali la vendita per corrispondenza), il fornitore non applica l’imposta. Sarà difatti il cessionario, soggetto passivo IVA, a documentare lo scambio, tramite il procedimento dell’integrazione della fattura estera (meccanismo similare a quello dell’autofatturazione, con applicazione della propria IVA nazionale (art. 46, d.l. 331/1993).

Mancando una delle condizioni soprariportate, trovano invece applicazione le norme IVA nazionali. Precisamente, se il cliente è un privato cittadino, il fornitore applica l’IVA interna del proprio Paese di residenza: non trova cioè applicazione la disciplina IVA intracomunitaria, questo perché una condizione necessaria è che lo scambio avvenga fra due controparti che siano entrambi soggetti passivi IVA (quindi fra due partite IVA di due nazioni differenti).

La fattura per cessione intracomunitaria deve essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (art. 46, comma 2, d.l. 331/1993) e va registrata entro il termine di emissione, separatamente, sui registri IVA vendite (art. 47, comma 4, d.l. 331/1993).

Gli acquisti intracomunitari devono essere annotati separatamente, entro il mese di ricevimento (o anche successivamente, purché entro 15 giorni dal ricevimento della fattura del fornitore e con riferimento, comunque, al mese in cui l’operazione è stata effettuata), sia nel registro IVA acquisti che nel registro IVA vendite (art. 47, comma 1, d.l. 331/1993).

La vendita di beni (in alcuni casi anche la prestazione di servizi) verso altro Paese comunitario, comporta la necessità di compilazione e presentazione degli elenchi Intrastat (art. 49, d.l. 331/1993).

Il trasferimento di beni a titolo non traslativo della proprietà non comporta l’effettuazione di acquisto intracomunitario, valendo, fino al decorso di 12 mesi dal trasferimento di possesso (e salvo il caso di anticipato pagamento/fatturazione – art. 39, comma 2, d.l. 331/1993) e l’effetto traslativo sospeso (art. 39, comma secondo, terzo e quarto periodo, d.l. 331/1993): in questi casi, è necessario annotare il passaggio a titolo non traslativo della proprietà su un apposito registro IVA (art. 50, comma 5, d.l. 331/1993)

Integrazione della fattura

L’integrazione della fattura è disciplinata dall’art. 46 del D.L. n. 331/93 ed è necessaria per integrare l’IVA su operazioni passive realizzate con soggetti passivi IVA residenti in paesi membri dell’UE.

A questi fini è necessario numerare progressivamente la fattura del cedente comunitario con il protocollo vendite e acquisti, infine deve essere integrata con l’indicazione dell’aliquota e dell’IVA dovuta. Sotto un profilo finanziario l’operazione di integrazione è neutra, perché l’IVA confluirà sia nel registro vendite che nel registro acquisti, non comportando alcun flusso finanziario in uscita. L’IVA a credito da inserire nel registro acquisti deve essere indicata soltanto nel caso in cui l’operazione effettuata sia tra quelle rientranti tra le operazioni imponibili IVA in Italia.

Nel caso in cui l’operazione non rientri tra le operazioni imponibili la procedura di integrazione rimane identica ma dovrà essere indicato: “non imponibile” o “esente; il cessionario o committente dovrà versare all’Erario l’IVA a debito derivante dall’operazione.

Come funziona il reverse charge

L’autofatturazione (reverse charge) viene eseguita quando il fornitore del bene/prestatore del servizio da assoggettare a IVA è un soggetto non residente privo in Italia di stabile organizzazione.

La fattura deve essere emessa dal cliente, solo qualora questo sia un soggetto passivo IVA, e deve essere registrata sia nel registro iva vendite sia nel registro iva acquisti, questo comporta che per il cliente l’effetto IVA sarà nullo, l’iva a debito si compenserà con l’iva a credito della medesima operazione. È bene precisare che qualora il fornitore sia un soggetto passivo comunitario, il cliente italiano non dovrà emettere autofattura, ma procedere all’integrazione del documento emesso da controparte, applicando l’iva nazionale.

Gli adempimenti necessari per effettuare la corretta rilevazione contabile dell’operazione e per rispettare la disciplina IVA in termini di reverse charge richiede l’emissione di autofattura per l’integrazione dell’IVA; in questo caso trattasi di operazioni passive ricevute da prestatori residenti in Paesi extra-UE.

L’autofattura è costituita da un nuovo esemplare di fattura che il cliente italiano deve emettere nei confronti di sé stesso. Deve essere datata e protocollata per l’annotazione nel registro IVA vendite e nel registro IVA acquisti e deve possedere i seguenti requisiti, ai fini della sua corretta validità:

  • annotazione della dicitura “autofatturazione“;
  • i dati del fornitore residente in Stato Extra-UE;
  • natura, qualità e quantità dei beni acquistati;
  • ammontare delle operazioni esenti, non imponibili, e imponibili con l’indicazione della relativa imposta.

Operazioni realizzate con soggetti extracomunitari

Importazioni

Consistono nell’introduzione in Italia di un bene proveniente in maniera diretta da un Paese extracomunitario (art. 67). Rientrano nel campo di applicazione dell’IVA le importazioni da chiunque effettuate (art. 1), quindi anche non da imprenditori/lavoratori autonomi.

Per i soggetti passivi IVA, il documento comprovante l’acquisto, da registrare in contabilità, è la bolletta doganale (art. 25).  L’applicazione dell’IVA avviene in dogana, per ogni operazione di importazione effettuata (art. 70). L’imposta non viene applicata nel caso in cui il bene, se scambiato all’interno del territorio italiano, avrebbe goduto di esenzione dall’IVA.

La base imponibile viene calcolata come la sommatoria fra i seguenti valori: corrispettivo contrattuale, diritti doganali, spese trasporto fino a destinazione nel territorio dello Stato.

Operazioni non imponibili

All’interno di questa macroarea si differenziano:

  • Esportazioni: il trasferimento fisico di un bene dal territorio italiano al territorio di un Paese extracomunitario. Vi rientrano sia le cessioni dirette di beni all’estero che le cessioni di beni in Italia con trasporto all’estero entro 90 gg, ma solo qualora la consegna sia a carico del cliente. Sono considerate non imponibili anche le cessioni con trasporto a cura del cessionario quando si verifica determinate condizioni.
  • Soggetti che effettuano ricorrentemente queste operazioni: maturano una posizione di credito IVA verso l’Erario italiano. Nel caso possano qualificarsi come “esportatori abituali” viene, conseguentemente, loro concessa la facoltà di acquistare beni e servizi senza applicazione dell’IVA. Possono essere considerati esportatori abituali solo i soggetti passivi che assolvono tutte le condizioni richieste dalla legge.
  • Cessioni di beni/prestazioni di servizi: nei confronti dei c.d. “esportatori abituali” che presentino apposita dichiarazione d’intento.
  • Operazioni assimilate alle esportazioni: fra le quali cessioni di aeromobili e/o navi a imprese che svolgono principalmente trasporti internazionali.
  • Servizi connessi alle esportazioni di beni: vi rientrano a titolo esemplificativo: noleggio di navi/aerei, trasporti internazionali, intermediazione su operazioni non imponibili, ecc.

In un mondo sempre più interconnesso, la gestione delle operazioni fiscali internazionali è diventata una sfida cruciale per le imprese. Le regole e le disposizioni relative all’IVA, sia per le operazioni intracomunitarie che extracomunitarie, richiedono un’attenzione particolare e una comprensione dettagliata per evitare errori che potrebbero avere impatti finanziari significativi.

La corretta applicazione delle normative fiscali internazionali non solo assicura la conformità legale, ma contribuisce anche a una gestione efficiente delle risorse finanziarie e alla competitività nell’ambito di un mercato globale in continua evoluzione.

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