LA DISCIPLINA DEI RISTORNI DELLE SOCIETÀ COOPERATIVE - UNI PILLS#20 - Uniaudit
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LA DISCIPLINA DEI RISTORNI DELLE SOCIETÀ COOPERATIVE – UNI PILLS#20

LA DISCIPLINA DEI RISTORNI DELLE SOCIETÀ COOPERATIVE – UNI PILLS#20

Elemento caratterizzante delle società cooperative è il perseguimento dello scopo mutualistico,

vale a dire che il fine della loro attività è quello di fornire beni o servizi od occasioni di lavoro di lavoro direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato[1] che per il socio si traduce nel conseguimento del cd. vantaggio mutualistico. Ciò si traduce in un risparmio di spesa nell’acquisto dei prodotti oppure in una maggiore remunerazione del prodotto conferito o del lavoro conferito dai soci. Il vantaggio mutualistico può essere attribuito in maniera diretta, nel corso dello scambio mutualistico (es. lo sconto che il socio percepisce nell’acquisto dei prodotti), oppure in maniera indiretta, vale a dire in un momento successivo allo scambio mutualistico, attraverso l’istituto del ristorno.

Tale istituto viene trattato all’interno del Codice Civile:

  • nell’art. 2521 (“Atto costitutivo”) c. 3 nr. 8, secondo il quale l’atto costitutivo deve indicare le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei ristorni
  • ma soprattutto, nell’articlo 2545-sexies:
  • L’atto costitutivo determina i criteri di ripartizione dei ristorni ai soci proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici.
  • Le cooperative devono riportare separatamente nel bilancio i dati relativi all’attività svolta con i soci, distinguendo eventualmente le diverse gestioni mutualistiche.
  • L’assemblea può deliberare la ripartizione dei ristorni a ciascun socio anche mediante aumento proporzionale delle rispettive quote o con l’emissione di nuove azioni, in deroga a quanto previsto dall’articolo 2525, ovvero mediante l’emissione di strumenti finanziari.

Dalla lettura di quest’ultimo possiamo ricavare i seguenti elementi caratterizzanti il ristorno:

  • La legge rimanda all’autonomia statutaria le regole sui criteri di ripartizione del ristorno.
  • Solitamente questo avviene mediante l’adozione di un apposito regolamento predisposto dagli amministratori e deliberato dall’assemblea dei soci.

Poi, Il ristorno viene attribuito esclusivamente ai soci a seguito dello scambio mutualistico secondo il principio della “proporzionalità” sia in termini di quantità (es. in proporzione a quanto prodotto conferito) che in termini di qualità (es. in base alla retribuzione percepita in ragione della professionalità). Differisce dal dividendo in quanto questi è una remunerazione del capitale ed è proporzionale alle quote del capitale conferito; quindi, è vincolato al valore del capitale versato, mentre il ristorno è indipendente dal valore del capitale ed è determinato avendo come riferimento le sole transazioni intercorse con i soci.

Per procedere alla distribuzione del ristorno a favore dei soci, occorre dapprima individuare la gestione dell’attività svolta nei confronti di questi, vale a dire la cd. gestione mutualistica[2]. Poi, il ristorno non deve compromettere la capacità di conseguire lo scopo mutualistico anche per gli esercizi futuri e pertanto deve erogato solo in presenza di un avanzo della gestione mutualistica che rappresenta il limite massimo di ristorno erogabile[3].

Nella prassi, l’avanzo della gestione mutualistica viene determinato applicando all’avanzo di gestione ordinario (il risultato d’esercizio, rigo 21 del conto economico determinato secondo le regole previste dall’OIC 12), rettificato da eventuali ristorni imputati a conto economico, risultato della gestione finanziaria e gestione straordinaria[4], tenendo conto della percentuale di prevalenza mutualistica individuata secondo i criteri che riflettono lo specifico scambio mutualistico. Per meglio comprendere il calcolo, di seguito si riporto uno schema di calcolo:

rigo 21 del Conto Economico (utile netto di bilancio)

+ ristorni imputati a Conto Economico

– il saldo, se positivo, dell’aggregato D

– il saldo, se positivo, degli elementi “di entità e/o incidenza eccezionali”

Sino ad oggi contabilmente, nella prassi vengono individuate due modalità di registrazione del ristorno:

1) contabilizzazione a Conto Economico come maggiori costi o minori ricavi a seconda delle modalità con cui si realizza lo scambio mutualistico: a diretto incremento delle voci B.6 (per le cooperative di conferimento), B.7 (per le cooperative di servizi) e B.9 (per le cooperative di produzione lavoro); a diminuzione della voce A.1 (per le cooperative di consumo o di utenza). Di seguito si riportano le scritture contabili suggerite dalla prassi[5] in quanto non vi sono disposizioni specifiche a riguardo:

2) Contabilizzazione in sede di riparto dell’utile mediante la seguente scrittura[6]:

Infine, il ristorno deve essere deliberato dall’assemblea dei soci, solitamente in sede di approvazione del bilancio d’esercizio. Ciò può avvenire in forma monetaria, ma anche attraverso un aumento proporzionale delle rispettive quote o con l’emissione di nuove azioni, in deroga a quanto previsto dall’articolo 2525, ovvero mediante l’emissione di strumenti finanziari. Di seguito si riportano le scritture contabili:

Qualora non vi dovesse essere la distribuzione del ristorno, questi sono contabilizzati secondo le modalità previste per la distribuzione dell’utile nel momento in cui, in conseguenza della delibera assunta dall’assemblea dei soci, sorge l’obbligo in capo alla società alla ripartizione dei ristorni.

Vista l’assenza di una specifica previsione normativa, nel mese di maggio 2021 l’OIC ha emanato una bozza di emendamenti ai principi contabili che hanno interessato la disciplina di alcuni istituti tipici delle società cooperative, tra cui i ristorni. Tale bozza è stata ratificata dal Consiglio di Gestione dell’OIC il 22 marzo 2022. Gli emendamenti si sono resi necessari in quanto, in assenza di previsione normativa, nella prassi vi era una divergenza nella contabilizzazione, e quindi negli effetti contabili, del ristorno. Vi sono:

  • Società che contabilizzano i ristorni come costi (o rettifiche di ricavi) dell’esercizio in cui avviene lo scambio mutualistico;
  • Società che contabilizzano i ristorni nell’esercizio in cui viene deliberato il ristorno.

Per la definizione del trattamento contabile, l’elemento qualificante diventa dunque l’esistenza, o meno, di un’obbligazione derivante dallo statuto o regolamento della società cooperativa alla data di chiusura dell’esercizio. Quindi:

  • In assenza di previsione dell’obbligo all’erogazione, il ristorno viene contabilizzato nell’esercizio in cui l’assemblea dei soci delibera l’attribuzione del ristorno ai soci, al pari di una distribuzione di utile. In tale momento sorge l’obbligo in capo alla società alla ripartizione del ristorno.
  • Qualora previsto, il ristorno sarà rilevato quale componente di conto economico nell’esercizio in cui è avvenuto lo scambio mutualistico con il socio cooperatore. La contropartita del debito sarà quindi la rettifica del ricavo o il costo, a seconda della natura del ristorno.

[1] Tale definizione è tratta dalla relazione al Codice Civile

[2] Tra l’altro, l’articolo 2513 c.c. prevede l’obbligo di dare informativa in nota integrativa della condizione di prevalenza.

[3] Si precisa che per le cooperative di produzione e lavoro vi è un ulteriore limite per cui il ristorno erogabile non può essere superiore al 30% dei trattamenti retributivi complessivi di cui all’art.3 L.142/2001.

[4] Si tratta degli elementi di entità ed incidenza eccezionali da riportare in nota integrativa secondo quanto previsto dal art. 2427 c.1 nr.13. In questo caso il riferimento è tipicamente alle plusvalenze.

[5] CNDCEC, “Le peculiarità delle società cooperative nella redazione dei bilanci e nella gestione aziendale”, aprile 2016.

[6] CNDCEC, “Le peculiarità delle società cooperative nella redazione dei bilanci e nella gestione aziendale”, aprile 2016.