Sustainable Finance package e EU sustainability reporting standard-setting – uni PILLS #7 - Uniaudit
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Sustainable Finance package e EU sustainability reporting standard-setting – uni PILLS #7

Sustainable Finance package e EU sustainability reporting standard-setting – uni PILLS #7

Il 21 aprile scorso la Commissione Europea ha pubblicato il Sustainable Finance package (Sustainable finance package | European Commission (europa.eu)). Il package, che viene dalla stessa Commissione EU definito come ambizioso, rappresenta un “omnicomprensivo” pacchetto di misure che dovrebbero consentire di convogliare sempre più risorse finanziarie verso le attività e organizzazioni sostenibili all’interno della Comunità Europea.

Negli ultimi anni il tema della sostenibilità è divenuto sempre più presente negli ambiti economici.  Da molti operatori, infatti, è considerato il tema portante e di guida per la definizione del proprio approccio strategico, organizzativo e di governance. Altri operatori, meno attenti, forse, ai risultati (alla sopravvivenza economica) di lungo termine e orientati prevalentemente ai benefici economici immediati, si sono avvicinati o convinti della necessità di dare rilevanza a tale tema notando, probabilmente, la forte attenzione degli investitori per le organizzazioni virtuose o che comunque stanno approcciandosi in maniera convinta e strutturata a una definizione strategica che tenga conto degli impatti ambientali, sociali e di governance delle azioni identificate. Tale approccio, seriamente intrapreso, comporta, come per tutte le attività economiche, la definizione degli obiettivi, lo svolgimento delle attività programmate e la consuntivazione dei risultati, da confrontarsi con le attese, per addivenire all’identificazione di azioni di miglioramento. Diventa, quindi, fondamentale dotarsi di un sistema di reporting che consenta la consuntivazione dei risultati e degli scostamenti.

In questa direzione va il Sustainable Finance package, in quanto le misure inserite comprendono la proposta di aggiornamento della Direttiva EU 95/2014 NFRD in materia di reporting di sostenibilità, recepita in Italia nel 2016 dal D.Lgs 254 (Dichiarazione Non Finanziaria). La Direttiva viene ora rinominata in CSRD Corporate Sustainability Reporting Directive.

Nella proposta inserita nel package troviamo interessanti punti quali:

  • L’estensione dell’obbligo di predisposizione del report di sostenibilità a tutte le società quotate (salvo quelle di dimensione sotto soglia) e a quelle non quotate di grandi dimensioni.
  • Obbligatorietà dell’audit per tutti i report predisposti in vigenza di obbligo.
  • Inserimento di obblighi di rendicontazione più dettagliati e comunque che siano in conformità con gli standard di rendicontazione EU per la sostenibilità (“mandatory EUsustainability reporting standards”).
  • Richiesta alle aziende di “taggare” digitalmente le informazioni riportate nel report, in modo che siano leggibili dalla macchina e alimentino il punto di accesso unico europeo previsto nel piano d’azione per l’unione dei mercati dei capitali (capital markets union action plan).

Come si può ben capire, è fondamentale addivenire a uno standard di rendicontazione che consenta la comparabilità delle informazioni rendicontate, non solo nel tempo (cioè all’interno della stessa organizzazione nel corso degli anni), ma anche nello spazio (tra le diverse organizzazione e competitor). A oggi, infatti, non è presente un sistema di rendicontazione obbligatorio e generalizzato. Ad esempio, in Italia, il soprarichiamato D.Lgs 254/2016, rimanda genericamente a standard e linee guida emanati da autorevoli organismi sovranazionali, internazionali o nazionali. E’, inoltre, lasciata la possibilità di utilizzare una metodologia autonoma di rendicontazione.

La Comunità Europea sta compiendo, quindi, sforzi per armonizzare le diverse correnti di pensiero e formulare standard europei di rendicontazione generalmente riconosciuti e che trovino la maggiore diffusione possibile (processo di armonizzazione con gli attuali standard setter GRI – SASB – CDP – IIRC – IFRS). A corollario di questa attività, ci sarà anche la definizione di standard di rendicontazione applicabili alle imprese di minori dimensioni.

A febbraio 2021 l’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) aveva già divulgato un documento (Proposals for a relevant and dynamic EU sustainability reporting standard-setting) che pone l’accento sui requisiti del sistema di reporting della sostenibilità. Le informazioni da rendicontare devono essere rilevanti (quando la mancanza o errata informazione influenza, ragionevolmente, le decisioni prese dagli stakeholders), comparabili, accessibili e comprensibili, affidabili, verificabili e veritiere.

Il report deve poi fornire le informazioni (con le caratteristiche di cui sopra) in merito agli impatti delle politiche di sostenibilità sugli stakeholders dell’impresa, ai rischi significativi e alle opportunità legati a tali politiche, in modo tale da consentire agli utilizzatori delle informazioni di comprendere gli obiettivi di sostenibilità dell’impresa, il suo posizionamento e la sua performance e di prendere le decisioni sulla base delle informazioni disponibili.